“Ho provato la Tesla Model S Plaid ed è meglio delle montagne russe!”, Fabrizio racconta la “bestia” americana

La Tesla Model S Plaid è la protagonista assoluta delle nostre storie di passione elettrica. A raccontarcela è Fabrizio De Vitali,  un nostro lettore che ha la passione delle auto elettriche e, soprattutto, delle Tesla. Ma bando alle ciance, vi lasciamo subito al suo primo contatto. In fondo all’articolo è presente anche il video.

Avete presente quando andate al parco di divertimenti e provate le montagne russe? Quelle che da fermo ti sparano nell’iperspazio! Riuscireste a spiegare quella sensazione? La Model S Plaid è qualcosa di simile, è davvero difficile da spiegare. Ma andiamo con ordine.

Un passo indietro

Tesla Model S nasce nel 2012 con una versione a un solo motore. Le prestazioni sono già incredibili, ma si evolve nel tempo. Arriva il modello Performance con più potenza, poi la Dual Motor e poi tutta la serie PXXD fino alla Raven Performance nel 2020. Poi succede qualcosa di assurdo, un cambio generazionale. Tesla decide di aggiungere il terzo motore e di dotare la sua ammiraglia di oltre 1000 cavalli! Dichiara 1,99 secondi nello scatto da 0 a 60 miglia orarie (in condizioni ottimali), ma dimostra in maniera consistente risultati intorno ai 2,2 secondi in condizioni normali. Come se non bastasse, stacca un 1:30.3 a Laguna Seca e un 7:35.5 al Nurburgring. Tempi davvero incredibili per una berlina da oltre 5 metri e 2,2 tonnellate di peso che sicuramente non nasce per girare in pista. Ma ora basta parlare del passato! Il futuro è che in Italia e in Europa la vedremo probabilmente nella seconda metà del 2022, nonostante negli USA le consegne siano iniziate a giugno 2021.

In occasione di un viaggio di piacere alle Hawaii, tramite un amico che noleggia Tesla e auto sportive tra cui Lamborghini e Corvette, ho avuto la possibilità di provarla per circa un’ora.

Tesla Model S Plaid, uno sguardo all’esterno

Non ci sono grossi cambiamenti dalla Model S che ben conosciamo. Solo gli sguardi più attenti noteranno i fendinebbia orizzontali, i parafanghi posteriori più imponenti e poco altro. La Model S, nonostante sia un progetto di 10 anni fa, mantiene il suo fascino ancora oggi e in Tesla hanno deciso di non stravolgerla.

Gli interni

Il vero passo in avanti è stato fatto all’interno. Il design generale è molto più pulito adesso e si è passati allo schermo orizzontale come nelle sorelle minori Model 3 e Y. La qualità percepita è alta e il tetto completamente in vetro, senza nessuna interruzione centrale, regala molta luminosità all’abitacolo. Rimane un’auto comoda per viaggiare e ora ha anche guadagnato un piccolo schermo dedicato ai passeggeri posteriori.

Lo yoke

Merita un capitolo a parte il volante, o forse sarebbe meglio chiamarlo con il suo nome: yoke. È probabilmente la parte più distintiva e che ha fatto più parlare. Personalmente guido con le mani a 9:15 quindi non mi ha creato disagio. Anche nelle inversioni a U o in manovre di parcheggio, mi è sembrato semplice da usare. Vederlo muoversi da solo quando Autopilot è inserito poi, ci riporta alla memoria la gloriosa K.I.T.T. di Supercar! I pulsanti sullo sterzo sono facilmente raggiungibili, anche se la posizione delle frecce poteva essere pensata meglio, ma ci si fa l’abitudine. Stupisce l’assenza totale di leve, non c’è neanche quella del cambio, se vogliamo chiamarla ancora così. Tesla infatti ha sviluppato lo “smartshift”. Una volta premuto il freno, in base ai dati di navigazione e agli ostacoli circostanti, è la macchina stessa a indicare (o forse è meglio dire indovinare) se inserire la D o la R. Anche in caso di errore però, non ci si può sbagliare: quando si preme il freno per inserire la marcia, viene visualizzata una grossa freccia sullo schermo di fronte al guidatore e se la direzione è sbagliata, basta un piccolo scorrimento nella direzione opposta sulla parte sinistra dello schermo centrale. Insomma, è più facile a farsi che a dirsi.

Le sensazioni di guida

Personalmente ho avuto sia Model S che Model X, quindi le dimensioni o il tipo di macchina non sono stati una novità. Le sospensioni elettroniche adattive fanno bene il loro lavoro ma ovviamente la parte più interessante arriva con la pressione dell’acceleratore. Quando ho provato per la prima volta a buttare giù tutto, ero a 30MPH. In un attimo mi sono ritrovato a 60 e ho dovuto mollare per non ritrovarmi francobollato al traffico davanti a me. È come se l’auto prendesse il volo schiacciandoti gli organi interni contro lo schienale del sedile. Ti toglie il fiato. Ho provato in passato altri modelli Performance, ma qui siamo su un altro pianeta. Forse la partenza da fermo, che purtroppo ho potuto provare solo una volta e senza la modalità “Drag strip” inserita, non dice tutto delle prestazioni. La coppia è tale che senti le gomme che cercano aderenza e la potenza viene tagliata giustamente dal controllo di trazione. La grossa differenza dai precedenti modelli si trova nelle riprese lanciate. A qualsiasi velocità, la Plaid ti schiaccia contro il sedile facendoti capire che ce n’è ancora e ancora.

Considerazioni finali

Tesla ha voluto ancora una volta alzare l’asticella. Ha creato un’auto che in rapporto al suo prezzo non ha rivali. Non vuole essere una supercar e non lo sarà mai. Rimane una berlina comoda e spaziosa, da utilizzare tutti i giorni, ma che dimostra ancora una volta che l’elettrico può andare forte, veramente forte!

 

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