Toyota tra elettrico e idrogeno: la casa giapponese ancora non ha deciso cosa fare da grande

Toyota e l’idrogeno: il primo amore non si scorda mai. Affermazione quanto mai veritiera perché sembra proprio che la casa giapponese abbia tutt’altro che l’intenzione di abbandonare l’idrogeno.

La casa giapponese, insieme a BMW, Daimler, Honda e Hyundai, congiuntamente a Shell, Total e ad altre aziende leader del settore, crede fortemente nell’idrogeno. In totale le aziende sono 13 e tutte insieme hanno formato il primo Consiglio preposto alla promozione dell’idrogeno, Hydrogen Council, al fine di contribuire a soddisfare gli obiettivi climatici. Durante il primo incontro avvenuto martedì scorso a Davos, in Svizzera, il Consiglio ha stanziato un investimento entro cinque anni di 10 miliardi di euro in prodotti derivati dall’idrogeno.

Le tredici aziende -Air Liquide, Alstom, Anglo American, BMW GROUP, Daimler, ENGIE, Honda, Hyundai, Kawasaki, Royal Dutch Shell, The Linde Group, Total and Toyota- ad inizio 2017 hanno puntato l’attenzione sul rapporto “How Hydrogen empowers the energy transition“, studio commissionato dal Consiglio dell’idrogeno, dove sono esplicitati ulteriori dettagli sulle potenzialità dell’idrogeno, proponendo le azioni chiave da implementare per sbloccare pienamente il contributo di idrogeno per la transizione energetica.

Toyota i-Trill. CC. Green Motorsport

Toyota e le altre aziende dell’Hydrogen Council sostengono che l’idrogeno rappresenta un vettore energetico versatile con caratteristiche favorevoli poiché, utilizzandolo come combustibile, non rilascia CO2 e può svolgere un ruolo importante nella transizione verso un ambiente pulito ed a basso tenore di carbonio.

Elettrico o idrogeno?

Toyota ha sempre dichiarato che non abbandonerà il suo vecchio pallino, ossia la Mirai e l’auto ad idrogeno a cella combustibile, tuttavia, osservando le dinamiche del mercato non poteva rimanere ferma di fronte all’esplosione dell’auto elettrica ed è quindi dovuta ritornare sui suoi passi.

La Toyota Mirai in esposizione a Genova

La Toyota Mirai in esposizione a Genova  Toyota

La casa giapponese, infatti, oltre all’auto ad idrogeno, svilupperà anche le auto elettriche a lunga autonomia entrando in quel segmento di mercato in cui fino ad ora non era approdata perché la tecnologia delle batterie, a detta della stessa Toyota, non era ancora matura.

La casa giapponese ha provveduto a predisporre una squadra che si occuperà dello sviluppo dell’elettrico ma, soprattutto, ha dichiarato di aver trovato la “chiave” per aumentare l’autonomia delle auto elettriche, il tutto osservando in tempo reale il funzionamento degli ioni di litio e la loro migrazione dal polo negativo al positivo nel corso dei processi di carica e scarica.

“Mettendo il presidente ed il vice presidente come responsabili del reparto, abbiamo in programma di accelerare lo sviluppo di auto elettriche. Il presidente supervisionerà direttamente le operazioni del reparto per consentire un processo decisionale rapido ed agile”, dichiarò la portavoce di Toyota, Kayo Doi.

Elon Musk: “Le auto ad idrogeno non avrebbero dovuto essere definite “fuel cell” (“a cella combustibile”), bensì “fool cell” (“a cella stupida”)”.

Elon Musk è sempre stato oltremodo critico sulle auto ad idrogeno definendole “un mucchio di spazzatura”. Il progettista capo della Mirai, Yoshikazu Tanaka, in risposta a Musk, affermò che le auto elettriche non potranno rappresentare il futuro dei veicoli ecologici neanche se dovesse essere perfezionata la tecnologia di ricarica veloce che permetterebbe di fare il “pieno” alla propria vettura in pochi minuti.

Toyota i-Trill. CC. Green Motorsport

Quindi Toyota ritorna sui suoi passi?

Tralasciando per un attimo la diatriba Toyota-Musk, la casa giapponese ha investito molti anni in ricerca e sviluppo delle auto ad idrogeno ed è quindi normale che voglia ancora spingere su questo tipo di propulsione alternativa. Restiamo perplessi sulle reali potenzialità dell’idrogeno, tuttavia bisogna prendere atto che a parità di percorrenza l’idrogeno permette di avere a bordo 1/6 del peso e del volume necessario rispetto a un’auto a batteria e che il pieno può essere fatto in pochi minuti. Tuttavia c’è un “ma” che è fondamentale: l’idrogeno è molto difficile da immagazzinare.

L’idrogeno infatti è stoccato a pressioni intorno ai 700 bar, con tutte le problematiche del caso. Le auto elettriche devono ancora lavorare per guadagnare più competitività ma allo stato attuale presentano meno problematiche e sono complessivamente molto più semplici.

Plausibile la scelta di Toyota che ha deciso di non abbandonare l’idrogeno ma il mercato attualmente sta pesantemente virando verso l’elettrico per la felicità di tutti i sostenitori di Musk.

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