Altro che Toyota Prius, l’Alfa Romeo 33 è stata una delle prime ibride!

Alfa Romeo è un brand che attualmente appartiene a Fiat Chrysler. Stiamo parlando di un brand storico che ha contribuito a decretare il mito e la passione per la casa di Arese. La connessione al mondo del motorsport è sempre stata una costante nella storia del Biscione. Forse però non tutti sanno che Alfa Romeo è stata anche un’azienda che ha studiato soluzioni di mobilità alternativa e all’avanguardia.

Verso la fine degli anni ‘80, quando l’ibrido era ancora qualcosa di lontano e/o di semi sconosciuto, l’Alfa Romeo diventa di proprietà di Fiat. Parallelamente all’ideazione della 164, all’Alfa Romeo stavano studiano anche la propulsione ibrida. Correva l’anno 1988.

Via: SElidori.com

La vettura designata per studiare la propulsione ibrida è una delle Alfa Romeo più popolari: l’Alfa Romeo 33 SportWagon. La casa di Arese decide di portare avanti un’auto cittadina con emissioni ridotte e buona capacità di carico. Sotto al cofano troviamo il boxer “Alfasud” in versione 1.5 da 95 CV, cui viene abbinato un motore elettrico asincrono trifase con 16 CV e 6,1 kgm di coppia, fornito dalla Ansaldo di Genova.

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Il sistema CEM, Controllo Elettronico Motore, gestisce in modo integrato iniezione e accensione, aumentando l’efficienza del motore endotermico. L’unità elettrica è associata al cambio mediante una cinghia dentata: la vettura può quindi avanzare spinta dal solo motore elettrico, da quello a benzina o da entrambi. La 33 Ibrida era in grado di viaggiare fino a 60 km/h in modalità elettrica con un’autonomia di 5 km, il peso ulteriore rispetto alla 33 “normale” era di 150 kg.

Dell’Alfa Romeo 33 Ibrida sono state costruiti solo tre prototipi. Purtroppo il progetto non è mai entrato nella fase finale, ossia quella che avrebbe portato alla produzione di serie. Una storia agrodolce, nel perfetto stile italiano. L’idea dell’ibrido c’era ed era buona dal punto di vista tecnologico. Peccato però non averla sviluppata a dovere.

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[Via: Ruoteclassiche]

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