Recensione Honda Jazz e:HEV: pochi fronzoli, tanta sostanza

Tornano le storie di passione elettrica. Ancora una volta è protagonista assoluto il nostro lettore nonché la nostra “penna”, Alberto Prieri (QUI il suo canale YouTube Terzo Garage), che dopo la Nuova Fiat 500 elettrica, e il primo contatto con la Porsche Taycan 4S,  questa volta ci racconterà la piccola ibrida Honda Jazz.

Honda Jazz, ecco la quarta generazione

La Honda Jazz arriva alla quarta generazione con la motorizzazione full hybrid e una carrozzeria dallo stile tipicamente giapponese e dimensioni compatte. Queste le sue misure: 404 centimetri di lunghezza, 169 di larghezza e 152 di altezza. Una specie di “monovolume” che Honda ha realizzato ottimizzando gli spazi interni per garantire una buona abitabilità.

Il sistema ibrido ha una potenza complessiva di 109 cavalli grazie al quattro cilindri benzina da 1500 cc abbinato ai due motori elettrici la cui batteria si ricarica proprio grazie al propulsore termico e al recupero dell’energia. La velocità massima è di 175 km orari con 131 Nm la coppia.

Per ottimizzare questa funzionalità, il cambio automatico ha la “posizione B” che permette di guidare con il solo pedale dell’acceleratore, perchè il recupero di energia da parte del motore elettrico aumenta e frena l’auto senza necessità di premere il freno. In questo modo, si può sfruttare la modalità «one pedal mode», utilizzando semplicemente l’acceleratore: rilasciandolo, l’auto recupera energia e frena senza necessità di farlo schiacciando il pedale. Si tratta, comunque, di una frenata non brusca, ma progressiva, che quindi va integrata azionando il comando nel caso in cui ci si trovi davanti a ostacoli improvvisi. In ogni caso, con la “marcia B” inserita, anche schiacciando il freno sarà prima il motore elettrico a recuperare energia per le batterie e solo in un secondo momento, se necessario, le pinze faranno il loro lavoro. Tutto il processo è trasparente per il conducente, perché gestito dall’elettronica di bordo.

Ok, spazio e dotazioni di sicurezza

La Honda Jazz Hybrid non lascia spazio a fronzoli. L’abitacolo è piuttosto essenziale, ma offre tanto spazio sia per chi guida, sia per i passeggeri sul divanetto posteriore. Inoltre, la plancia offre due portabottiglie alle estremità, un altro porta oggetti centrale davanti alla leva del cambio e ancora uno sotto il bracciolo.

Il volante ha uno stile un po’ retrò, tuttavia la presenza di sole due razze facilita la lettura della strumentazione di bordo. E proprio le razze sono ricche di comandi, già in queste versione base, la Comfort: oltre ai comandi per la sintonizzazione della radio e l’uso del telefono via Bluetooth, c’è il cruise control adattivo e il mantenimento di carreggiata, funzioni molto comode non solo in autostrada, ma anche su strade urbane ed extraurbane perché il cruise (chiamato “adattativo” sul manuale) si può attivare anche in “modalità lenta” e consente di mantenere costante la distanza dal veicolo che precede.

Altra dotazione importante per la sicurezza è la presenza di 10 airbag, davvero non male per un modello di questo segmento. E ancora, le ampie superfici vetrate offrono una buona visibilità, anche ai lati, grazie ai montanti anteriori “sdoppiati”: quello più spiovente è sottile e inframezzato da una parte vetrata prima del secondo montante. Così è più facile vedere le vetture che arrivano dai lati, soprattutto nelle rotonde. Questa scelta, seppure paghi sul fronte della visibilità, non è così apprezzata dal mercato italiano ed europeo in generale, che predilige montanti più ampi e massicci, tali da dare più grinta e sportivitià alla parte anteriore dell’auto.

Vocazione cittadina

La Jazz non è un’auto sportiva e non vuole esserlo, ma è una vettura nata per la città: l’assetto morbido genera un po’ di rollio in curva, ma assorbe bene le asperità dell’asfalto, anche quando si dovesse passare su un passaggio a livello o sulle rotaie dei tram.

Il bagagliaio offre 304 litri di capacità, che arrivano a 1205 se, semplicemente tirando una leva, abbassare tutti i sedili posteriori,  che “annegano” nel pavimento in modo da lasciare un piano di carico completamente piatto. Lo spazio interno è davvero tanto, e permette una buona abitabilità anche sui sedili posteriori. L’insonorizzazione interna è favorita dal fatto che, alle basse velocità, l’auto venga spinta dal silenzioso motore elettrico. Quando, però, si spinge con più forza e in modo improvviso sull’acceleratore, l’ingresso del motore a benzina si sente abbastanza, senza tuttavia risultare fastidioso.

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